martedì, agosto 29, 2006

 

SCONCERTAZIONE

Taccuino n. 22
Basta pensare solo a quanti tavoli occorrono, a fronte delle innumerevoli materie e delle infinite tematiche, per nutrire i primi seri dubbi, sulla metodologia concertativa che tutti invocano, governi, sindacati, associazioni, partiti. Concertazione, sembra quasi la parola magica capace di evocare scenari risolutivi per ogni terrena afflizione mentre, in realtà, costituisce, né più né meno, che la puntuale recita del copione sottoscritto dal consorzio delle compagnie sindacalistituzionali. Oramai, per qualsiasi argomento, di primaria importanza o di ininfluente rilevanza che sia, si istituisce o si reclama un tavolo di concertazione. Il tavolo, ovviamente non è solo metaforico, perché molte volte, questa invocata pratica di “giocoleria relazionale”, richiede necessariamente il supporto, ligneo o metallico, indispensabile per sostenere drink, stuzzichini e leccornie varie, messe a disposizione, manco a dirlo, dal patrimonio della collettività. Intorno al tavolo si consuma il vero rito. Che non è quello della risoluzione dei problemi della gente ma quello del rinnovo dei taciti accordi sulla distribuzione del potere tra i diversi commensali. E basta che si verifichi appena appena, che una corporazione o un sindacato risulti emarginato dal gioco, come è successo con il decreto Bersani o con il Documento di programmazione economica e finanziaria predisposto dal governo, che subito scatta la protesta e la minaccia di manifestazioni, scioperi e ritorsioni politiche. La cosa curiosa e divertente è che il tutto avviene attraverso una specie di reazione a catena che parte dai centri capitolini per espandersi lungo tutte le diramazioni peninsulari ove i replicanti di Presidenti, Ministri, Segretari, si affannano a divulgare note e proclami, minacciosi o accondiscendenti, secondo l’occorrenza. Così, finisce che anche da noi, fioccano annunci cartacarbonati alla Prodi, valutazioni pseudoeconomicofinanziarie alla TSP (Tommaso Padoa-Schioppa) oppure proclami ad elevato tasso di EBF (Epifani-Bonanni-Foccillo), per non parlare delle ricette categoriali montezemoliane amplificate dal codazzo ruralcooperativartigiancommerciale.
In questo gioco delle parti, talvolta comico e quasi sempre di nessuna utilità per i cittadini che si dice di voler rappresentare, si può vedere tutto e il contrario di tutto, senza che succeda nulla, a patto che si convochi qualche tavolo di concertazione, buono per la reciproca legittimazione delle parti e delle controparti. E così aumenta la confusione, si confondono i ruoli, si butta fumo negli occhi, al solo scopo di preservare il giocattolo che assicura non solo divertimento ma anche rilevanti benefici. Come potrebbe spiegarsi diversamente il fatto che, appena emanato, i sindacati hanno bollato come preoccupante il Dpef, mentre subito dopo l’incontro con il governo, pur senza nessuna modifica del provvedimento, come d’incanto, tutti i dubbi e le perplessità sono svaniti e sono stati accettati perfino i tagli alla sanità ed agli enti locali. Da noi, ad esempio, si comprende bene, che da un poco di tempo a questa parte, l’Assessore Fierro è sotto il tiro dei partiti della sua stessa coalizione, Ds e Margherita in particolare, che hanno affidato proprio alle loro organizzazioni collaterali il compito di criticarne l’operato. Pronta la risposta dell’esponente della giunta regionale che ha accusato le organizzazioni agricole di demagogia e di protesta strumentale. Ci potete scommettere anche l’unghia dell’alluce del piede sinistro, che da qui a breve, sarà svolto un summit concertativo, magari con ricca degustazione di prodotti tipici, che riporterà il sereno e l’armonia, dopo che i partiti si saranno accordati sulla spartizione degli incarichi negli enti subregionali e le associazioni di categoria avranno ottenuto un qualche finanziamento regionale. Nel frattempo il settore arretra sempre di più e gli agricoltori sono sempre più penalizzati, perfino dai loro rappresentanti. Per comprendere fin dove arriva l’inganno della concertazione di facciata basta pensare che l’ex segretario della Cgil, Giannino Romaniello, puntualmente nominato Presidente dopo le elezioni regionali, di uno dei tanti CPC (Comitato Pubblico di Consolazione) ha proposto la creazione di uno specifico tavolo di concertazione con i Parlamentari lucani, la Giunta regionale ed i rappresentanti di Upi, Anci ed Uncem per trovare una soluzione al caso dei circa seicento lavoratori socialmente utili che rischiano di perdere alcuni diritti assicurativi e previdenziali. Come dire, visto che c’è il problema, utilizziamolo per farci un poco di pubblicità, tanto che importa, pudore e coscienza non sono categorie di riferimento di questa stagione politica.
Ecco, in cosa, oggi, si sostanzia veramente la concertazione: ognuno svende all’altro qualcosa, senza neanche rimetterci niente, perché alla fine a pagare sono soltanto i cittadini. Infatti, si potrà mai pensare ad una concertazione per ridurre i costi della politica e di funzionamento dei partiti e dei sindacati? Nossignori, quelle sono materie dei privilegi intoccabili, perfino più delle proprie mogli e dei propri mariti che, oramai, devono rassegnarsi a non essere considerati il dono più prezioso della umana esistenza.
Altro che forma di dialogo e di confronto tra soggetti istituzionali, autonomie territoriali, autonomie funzionali e soggetti privati, teso alla risoluzione di problematiche generali o settoriali, in modo da realizzare strategie il più possibile condivise e partecipate.
Se è così come viene praticata, cioè un gran balletto di chiacchiere, un mezzo per procurarsi vantaggi e non un fine per lo sviluppo e il progresso, allora, la concertazione non è altro che un vero e proprio falso ideologico, una propaganda ingannevole, un compromesso indegno, insomma, uno sconcerto. Per non piangere, non ci resta che la “sconcertazione”!

Gianmatteo del Brica

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