mercoledì, agosto 23, 2006

 

INFIERIRE!

Taccuino n. 17
Il dubbio rimane, eccome se rimane, sul proliferare di fiere e mostre-mercato. Sono utili o non servono a niente? A giudicare dall’accanimento con il quale Regione, Province, Comunità montane, Comuni, Enti pubblici, Associazioni, Università, Società miste, continuano a proporre appuntamenti economico-commerciali, turistico-promozionali, consumistico-pubblicitari, sembrerebbe che l’unica idea su cui concordano, tutti coloro che pure non esitano a litigare su qualsiasi cosa si prospetta sul versante dell’iniziativa istituzionale e politica, è proprio lo svolgimento di manifestazioni e di esposizioni di qualsiasi cosa, purchè ci sia un nastro da tagliare ed un convegno cui partecipare.
In effetti è propria questa la condizione indispensabile per patrocinare una fiera o una mostra. Non la bontà del programma espositivo e l’impatto che se ne può avere sul tessuto produttivo e sociale, ma la visibilità degli Assessori e dei Presidenti di turno.
E allora giù con mostre, fiere, mercati, esposizioni, sempre più numerose, in modo da accontentare tutti. Non importa quanto costano e quali effetti producano.
E bisogna dire che la fantasia non manca. Si va dalla sagra del “prodotto che non c’entra niente” alla esposizione delle portentose mammelle lattifere bovine, alla sfilata dei corpi magistralmente modellati da attrezzi e prodotti miracolosi per le moderne vanità, alla mostra dei Comuni parcheggiati “sotto la finestra” del Governatore, alla pronta replica negli spazi delle strisce bianche del piazzale dell’Università, alle fiere campionarie di “quelli che non vogliono essere da meno” nell’aviglianese e nel vulture, e così via.
Ce n’è per tutti, fiere e mostre, buone per promuovere l’immagine dei rappresentanti di tutte le istituzioni e di tutti i partiti. Dal Presidente della Regione all’Assessore del Comune di “Chissà se la strada non franerà”. Solo il Sindaco di Potenza, forte, prima, del redditizio marchingegno del polo della cultura e, ora, del consolidato effetto dei festeggiamenti del Patrono e della leggenda “orientale”, può permettersi di snobbare queste discutibili e, spesso, estemporanee iniziative. Ultimamente, ci si è avvicinati allo stupefacente. Non si era mai visto! Addirittura due in una. La fiera campionaria del Basento e la Borsa del Turismo Enogastronomico dell’Appennino, contemporaneamente, nello stesso spazio, ad intensificare l’offerta delle iniziative organizzate per migliorare la qualità della vita dei cittadini lucani o, almeno questo è sicuro, a spendere risorse pubbliche di nessun beneficio per imprenditori e visitatori.
Infatti, vabbè che oramai tutto è finzione e perfino la realtà è spettacolo ma, oggettivamente, risulta poco comprensibile una fiera campionaria lucana in cui sono protagonisti beni e servizi di provenienza tutt’altro che locale. Dai merletti veneziani e fiorentini ai pesci, roditori ed uccelli esotici. Per non dire della tipologia di prodotti, che poco o nulla hanno a che fare con la nostra agricoltura ed il nostro artigianato. La scopa lavasciuga, i cannoli siciliani, la nuova padella romagnola antigrasso ed antifumo, il miele campano, il materasso che fa perdere peso, la salsiccia calabrese, la macchinetta per la depilazione indolore, l’ufo volante radiocomandato, il campionario di fiori finti, la macchina per il vapore del buonumore. E alla fine sono proprio questi i prodotti che la folla vociante e speranzosa, memorizza ed acquista, e non l’originale attrezzo dell’artigianato lucano o il prodotto tipico delle nostre montagne. Io stesso, lo confesso, sono stato veramente tentato di portare a casa l’ammiccante “scopa ricaricabile” che funziona sempre e che, se non altro, induce a connessioni riflessive piacevolmente rassicuranti.
E la promozione delle specialità lucane? Quanto ha speso la Provincia di Matera per uno spazio espositivo che non è stato neanche allestito? E la Regione Basilicata, per distribuire il suo patinato book della fiera del precedente anno? E lo stand della provincia di Potenza dove si vendono e assaggiano solo prodotti della zona di origine dell’Assessore? Cifre, sicuramente ragguardevoli, se rapportate allo stato di povertà in cui versa oltre un quarto delle famiglie lucane, e che alla fine dell’anno suonano come un odioso sberleffo per i tanti sfortunati che devono sperare nella concessione di quei pochi euro elemosinati dalla Regione attraverso il “furbo” provvedimento della cittadinanza solidale.
Ed allora è forse giunta l’ora che ai Presidenti ed agli Assessori che fino a mezz’ora prima, nel canonico convegno di inaugurazione della fiera di stagione, hanno pontificato e snocciolato concetti socio-economici sulle virtù della loro politica di valorizzazione delle risorse locali, qualcuno faccia presente che gli interventi che servono sono quelli in grado di migliorare veramente la situazione, di dare slancio all’economia lucana, di offrire opportunità di lavoro ai giovani, di sentirsi “fieri” ad essere lucani e non “fiere” (bestie) ingabbiate ed intrappolate. Purtroppo, con queste “fiere-vetrine” del potere politico imperante, si continua ad “infierire” sulla popolazione lucana, costretta a cercare scampo, chissà dove, per sfuggire a tempeste e temporali di ogni tipo. Come il fosco vento dell’Inferno dantesco che: “li rami schianta, abbatte e porta fori; dinanzi polveroso va superbo, e fa fuggir le fiere e li pastori”.
Gianmatteo del Brica

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