mercoledì, agosto 30, 2006

 

BELLA GENTE

Taccuino n. 23
“Ilala ilalà ilalà… Che bella gente, capisce tutto. Sa il motivo, ma non il trucco”. Che bella gente, il popolo dei vacanzieri estivi. Quelli lucani, per il 90% scelgono il mare ed i motivi sono molteplici e perfino giustificati. Come non dare ragione, infatti, dopo tanta fatica e sacrificio, a chi, boy palestrati, mister rigenerati e lady rimodellate, non vede l’ora di giungere sui luoghi dello stravaccamento appagante? Essi sanno bene, però, che non possono perdere tempo perché, da un lato, l’ineluttabilità dei processi biologici e, dall’altro, l’inadeguatezza delle politiche di governo del territorio e degli elementi naturali, rendono sempre più incerta, soprattutto in Basilicata, la possibilità di assicurare anche in futuro una delle principali conquiste collettive: quella del libero sfogo popolare che si manifesta attraverso l’invasione umana a quota zero, tra terra e acqua, nel periodo di maggior calura.
La gente lucana, pur temprata dalle secolari avversità, rispecchia i caratteri fisico-biologici di tutti gli altri esseri umani, che eterni non sono, nonostante l’ingannevole apparenza indotta dall’inossidabilità politica di coloro che hanno avuto modo di mettere le mani sulle leve del potere.
Se fossimo fatti di polistirolo, non avremmo eccessivi problemi nel nostro rapporto con il mare. Prima di degradarci, infatti, avremmo a disposizione circa mille anni di tempo, mentre, piaccia o no, siamo, invece, molto più assimilabili alle gomme da masticare o ai cotton-fioc che, al massimo, hanno una durata di trenta anni, prima di doversi privare dell’impareggiabile piacere del dolce dondolio alternato tra le onde del mare ed i raggi del sole. Fresche carezze e calde vampate. Una specie di innocente bigamia a cui la maggioranza dei cittadini lucani, non intende rinunciare. D’altronde, qualche trasgressione bisogna pur concedersela. A peggiorare, però, la situazione, giunge la notizia che da qui ad un tempo non biblico, la Basilicata rischia di rimanere senza spiagge a causa della più elevata percentuale, dopo le Marche, di erosione delle proprie coste. La principale motivazione risiede nella riduzione dei sedimenti che, dopo la costruzione di dighe e sbarramenti, non giunge più a mare. Ergo, i nostri governanti, non solo non hanno saputo organizzare un governo delle acque capace di rispondere alle esigenze degli agricoltori e dei cittadini ma, con la “fregola”, molto edificatoria e poco edificante, che da sempre contraddistingue i nostri amministratori, a seguito della costruzione di oltre una decina di invasi nel territorio lucano, addirittura, è stata messa a repentaglio una delle poche distrazioni che è dato concedersi: quella di una vacanza al mare in grado di recuperare ed alimentare l’indispensabile immaginario illusorio degli individui post-moderni.
Altro che regione senza confini bagnata dai due mari; in questo modo, la Basilicata rischia, invece, di diventare la terra isolata da tutto e collegata solo con il cielo, la luna e le stelle. Inutile allarmismo, si dirà, perché non vi è dubbio che dal cilindro della giunta regionale qualche rimedio sicuramente giungerà e quanto prima troveremo, ad esempio, l’annuncio di un fantasmagorico programma di interventi senza orizzonte, simili a quelli del patto per i giovani e per l’occupazione; un programma assolutamente innovativo che sarà basato sull’istituzione di numerosi corsi di formazione professionale per astronauti o, comunque, per saltatori nello spazio. Per tutti gli altri rimarrà, in ogni caso, in vigore e sarà rifinanziata la legge sulla cittadinanza solidale, che sarà estesa anche alle persone che non supereranno il tetto delle “cinque giornate” di mare per anno.
Resta, tuttavia, un problema: come farà la gente ad andare al mare se mancheranno le spiagge? Niente paura, perché, in questo caso, la fortuna è dalla parte del popolo lucano che, a differenza di quello molisano, si ritrova un assessore regionale poco “pecoraniano” e “ragionevole” ambientalista, come Franco Mollica, che è già prontamente intervenuto. Come? Innanzitutto, partendo dal ragionamento che per andare al mare, ci vuole il mare! Su questa base, la Regione Basilicata ha già adottato i primi provvedimenti per il cosiddetto “ripascimento” (termine caro al Ministro Pecoraro) della costa, con una sperimentazione su ben duecento metri di litorale jonico, che non è poca cosa, tenendo conto che su ogni metro possono starci da due a quattro persone, a seconda se singole o accoppiate, ma in quest’ultimo caso a discapito dell’abbronzatura di tutti.
Restano solo due considerazioni su cui sorvolare: la prima, che l’intervento della Regione consiste nell’adozione di un brevetto che ha portato a spendere in studi preliminari circa 200.000 €, pari ad un quarto dell’intervento complessivo; la seconda, che a pochi passi da questa innovativa sperimentazione, la stessa Regione Basilicata ha autorizzato, proprio alla foce del fiume Basento, la realizzazione di un porto turistico che costituisce una delle principali cause di erosione della costa.
Normali contraddizioni, furbe abitudini o prepotenti imposizioni? Probabilmente ci vogliono far credere che, se ti butti nel fiume e nuoti controcorrente, prima o poi ti stanchi e il fiume ti porterà al mare e se ti butti nel fiume e ti lasci andare, il fiume ti porterà al mare.
La morale è un paradosso: sono sempre gli stessi che, mentre ci rendono difficile andare al mare per divertirci, pare proprio che vogliano buttarci a mare per affogarci.
“Ilala ilalà ilalà… Che bella gente, capisce tutto. Sa il motivo, e pure il trucco”.
Gianmatteo del Brica

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